domenica 8 novembre 2009

La crostata di mele e mandorle di Adriano Continisio

Eccomi qua, come promesso, anch'io nel mio piccolo oggi pubblico insieme ad altri foodbloggers e non la Crostata di mele e mandorle di Adriano, in segno di protesta contro tutti quelli che rubano una ricetta o una foto e le spacciano per proprie.
E' una crostata deliziosa, la mia cucina è avvolta da un profumo di mele e cannella inebriante ed è stata una compagna per il mio tè di questa domenica uggiosa, che mi ha scaldato l'animo.
Grazie Adriano per condividere con tutti noi la tua grande arte.




Ingredienti:

400gr pasta frolla
4 mele grandi (ca. 600gr al netto degli scarti)
80gr di zucchero
4 cucchiai di amaretto di saronno
succo di mezzo limone
poca cannella in polvere.

massa di mandorle:

120gr uova intere
60gr zucchero
50gr farina di mandorle
15gr farina di mais fioretto
15gr fecola
un pizzico di sale
estratto di mandorle

una manciata di mandorle a lamelle
sciroppo di zucchero
marmellata di albicocche

Saltare a fiamma alta le mele sbucciate e tagliate a cubetti, miscelate con il succo di limone e lo zucchero, fino a che non risultino asciutte ma non spappolate. Incorporare il liquore e la cannella e lasciare raffreddare.

Foderare uno stampo da 26cm e cuocere in bianco per 15 minuti (i primi 10 con carta da forno e riso)

Nel frattempo montare le uova con lo zucchero ed il sale, incorporare delicatamente le polveri e poche gocce di estratto.

Pennellare la frolla con poca marmellata, versare le mele, coprire con la massa e cospargere con le mandorle a filetti. In forno a 170° per ca. 20 minuti. All'uscita dal forno lucidare con sciroppo a 30°be.

Sabrina

mercoledì 28 ottobre 2009

Il segreto di Pulcinella

Ho aspettato due giorni per unirmi al coro con il mio blog delle amiche e degli amici bloggers e non ed esprimere l’indignazione per il sopruso a danno di Adriano, Profumo di lievito, e della sua arte. Mi riferisco all’approprazione che indebitamente è stata fatta della meravigliosa Crostata di mele e mandorle, da Adriano ideata e realizzata nel 2007 e presentata come propria dalla “solita ignota” nel corso della “solita ignota” trasmissione televisiva della rete ammiraglia della TV di stato a pagamento...


Già anni fa era successo con una rivisitazione della Caprese al cioccolato proposta da Lydia, Tzaziki a colazione, La caprese al cioccolato bianco e limone. Quella volta non era stata presentata in trasmissione ma copiaincollata e pubblicata in un libro di ricette, sempre della “solita ignota”, spacciando anche questa per propria.


Allora mi chiedo, ma come si fa? Ma non esistono dignità, etica, correttezza professionale?

Ma insomma cosa c’è di più bello che riuscire nella realizzazione di un piatto complicato? La prima volta che ho preparato la pizza seguendo le indicazioni di Adriano e le sue pieghe, mi è venuta una cannonata! Non ero mai riuscita a fare una pizza decente prima e ne sono andata talmente fiera che è stato un piacere per me e anche un orgoglio raccontare come c’ero riuscita. Con le mie amiche le pieghe di Adriano sono state un tormentone per mesi! Alla fine non siamo tutti inventori, il vero talento in cucina sta nel risultato. Poi anche la creatività ha la sua valenza, ma deve essere propria non di un altro.


Ho aspettato due giorni anche per dare continuità a questo coro di solidarietà e protesta, nell’attesa che arrivi l’8 di novembre.

Rosemary ha lanciato l’idea ai bloggers e non di preparare e pubblicare proprio quel giorno la crostata di Adriano. Nel frattempo continuiamo tutti a postare quotidianamente il link del post di Adriano su Facebook.


Metto a disposizione il mio blog per chi non ce l’ha. Chi lo desidera può inviarmi via mail la foto e un commento della crostata preparata e sarà mia cura pubblicarla l’8 di novembre.

Un abbraccio ad Adriano e a Lydia.


Sabrina

martedì 20 ottobre 2009

I frutti dimenticati e Le pere volpine al vino rosso

Al raduno di Cucina Italiana a Bordighera ho fatto una testa tanta ai cari amici Valeria e Giorgio, parlando loro della Festa dei frutti dimenticati di Casola Valsenio, che incuriositi sabato scorso son partiti da Treviso per partecipare a questo caratteristico evento.
Le foto che pubblico di seguito sono state scattate proprio da loro e generosamente a me concesse.



"Pera selvatica, piccola, saporita, di polpa dura e granulosa, rotonda, croccante, carente di succhi, soda, rugosa, esteticamente non bella, di colore ruggine, dura, limitata di zuccheri e calorie, ricca di vitamine e sali minerali, aspra e tannica, per cui è necessario cucinarla, per lo più nell'acqua o nel vino, per poterla gustare.
La pera volpina è certamente tipica della collina romagnola, ma cresce selvatica anche nelle piane e valli della Bassa. Le piante inselvatichite offrono frutti più grossi e di polpa più tenera. Raccolta tradizionalmente in autunno, a temperatura ambiente si conserva svariate settimane, anche se tende a rinsecchirsi. é frutto antico, che cresce spontaneo ed è stato importante per la sopravvivenza nei tempi di guerra o del mondo contadino o degli Appennini in genere; il suo nome è legato al colore o al fatto che fosse frequente preda delle volpi, oppure legata ad una storica deformazione del nome pera poppina (che ricordava maliziosamente i piccoli seni delle giovinette) in pera volpina.
E' frutto simbolicamente lontano anni luce dai circuiti mercantili correnti e che dominano i mercati attuali; ma proprio per questo (osiamo sperarlo) da alcuni anni è stato riscoperto da una ristretta schiera di cultori della frutta collinare e contadina del passato, che ha il suo epicentro in un delizioso e ricco (di erbe officinali ad esempio) paesino collinare ravennate quale Casola Valsenio, ma non solo (ed il riferimento va a tutta la l'area Valsenio)."

Testo di Graziano Pozzetto, giornalista e gastronomo romagnolo.




"Come utilizzare le pere volpine
La pera volpina si è sempre consumata cotta, assieme ad altri ingredienti dolci o quasi, tesi comunque a compensare le naturali asprezze.
Un tempo veniva lessata in acqua, e ancor meglio nel vino, aggiungendo castagne e marroni (il che tradisce la vocazione collinare), qualche foglia d'alloro, zucchero, spezie, e opportunamente un pizzico di sale marino grosso. Tradizionalmente assai considerata, nelle diverse varietà, ma anche per il succo, antisettica, anticarie, contro l'acidità, disintossicante, per la bellezza della pelle.
Ancor più tradizionalmente la pera volpina è stata uno degli ingredienti del romagnolissimo "savor", confettura casalinga e contadina, preparata dopo la vendemmia, ottenuto dalla lunga bollitura di mosto fiore non fermentato arricchito (a partire dalla metà della cottura, dopo all'incirca 3-4 ore) da frutti dimenticati, autunnali, frutta secca, canditi, e altre disponibili in mensa o arrangiate alla meglio."

Testo di Graziano Pozzetto, giornalista e gastronomo romagnolo.










Non potendo accompagnarli per impegni di lavoro, ho voluto onorare il loro viaggetto preparando le pere volpine secondo una vecchia ricetta della tradizione romagnola.



Le pere volpine al vino rosso, cannella e chiodi di garofano.



Ingredienti :

kg. 1 di pere volpine possibilmente con il picciolo
gr. 600 di zucchero
1 cucchiaio colmo di miele di castagno
2 stecche da circa 10cm l'una di cannella
1 cucchiaio di chiodi di garofano
1/2 litro di vino rosso Sangiovese
1/4 di litro di acqua

Questa è la ricetta per preparare le pere volpine da conserva per l'inverno e si fa tutto sul fornello. La stessa ricetta si può utilizzare per preparare le pere come dessert da consumare subito, ma in questo caso si cuociono nel forno per due ore a 200°, perché il liquido si addensa di più , formando una vera e propria salsa.

Mettere le pere in una pentola alta e stretta di acciaio con tutti gli ingredienti. E' importante che il vino sia di qualità. Cuocere con coperchio a fuoco medio per circa due ore. Il tempo di cottura lo determina la grandezza delle pere; potete verificarlo infilando uno stecchino. Il sugo deve avere la consistenza di uno sciroppo.
Terminata la cottura, invasate subito e chiudete i barattoli di vetro ermeticamente.

Non immaginate come il profumo inebriante di brulè invaderà la vostra cucina.

Possono essere consumate già qualche giorno dopo, ma più a lungo le tenete, più buone diventano.

Sabrina

lunedì 19 ottobre 2009

Moscardini al latte.

Non avevo mai sentito parlare di questa cottura legata al pesce, ma quando me l'hanno proposta, in una piccola enoteca in riva al mare in Toscana, sono rimasta subito intrigata e curiosa di provarla.
Il piatto era proprio questo, Moscardini al latte. Il primo boccone già struzzicava le mie papille gustative, si scioglieva letteralmente in bocca. Poi man mano che lo gustavo, l'estasi cresceva, tanto che non è mancata la scarpetta finale.
Lo chef è rimasto talmente contento dalla mia scelta e dell'apprezzamento dimostrato, che a fine serata mi ha regalato la ricetta.




Ingredienti per 2 persone :

gr. 600 di moscardini puliti
1 bicchiere di latte
1 bicchiere di passata di pomodoro
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
2 spicchi d'aglio
sale, peperoncino a piacere, olio evo, qualche foglia di basilico

Quanto son buoni i moscardini? Tanto, quanto è fastidioso pulirli. Dopo aver raggiunto questo agognato traguardo, ci troviamo con gr. 600 di moscardini ben lavati che adagiamo in una pentola e copriamo con un bicchiere di latte e uno spicchio d'aglio schiacciato.
Cuocerli per circa 40 minuti a fuoco basso e coperti con il coperchio.
A parte imbiondire uno spicchio d'aglio in tre cucchiai di olio evo e peperoncino a piacere, secondo il mio gusto, il piccante deve essere quasi impercettibile.
Aggiungere un bicchiere di passata di pomodoro, un cucchiaio di prezzemolo e qualche foglia di basilico. Cuocere il sugo per qualche minuto. Togliere i moscardini dal latte rimasto e unire a questo il sugo di pomodoro. Miscelare e unire di nuovo i moscardini.
Continuare la cottura per una decina di minuti e servire bollenti.

mercoledì 14 ottobre 2009

Spaghetti con rapa rossa e formaggio di Fossa

Questa è la ricetta di un primo piatto proposto dall'Agriturismo Pianconvento a Santa Sofia di Romagna, che mi è stata gentilmente regalata dall'allora cooker Simona.
Lo definirei un piatto femmina, si proprio femmina.
Il colore rosa intenso di cui si tingono gli spaghetti , il sapore dolce della rapa unito al piccante del peperoncino e al saporito del formaggio di Fossa, sono le caratteristiche che compongono questo primo piatto, un po' come siamo noi donne..

spaghetti-con-rapa-rossa


Ingredienti per 4 persone :

2 rape rosse cotte
gr. 300 di passata di pomodoro possibilmente hand made
2 spicchi d'aglio
2 cucchiai di prezzemolo tritato
peperoncino
olio evo, sale
formaggio di Fossa
gr. 320 di spaghetti

Cuocere gli spaghetti, cottura 12 minuti, in abbondante acqua salata, consiglio quelli di Voiello.
Nel frattempo preparare il sugo, facendo soffriggere in 4 cucchiai di olio l'aglio e il peperoncino. Per quest'ultimo non sto ad indicarne la quantità, ognuno di noi conosce il prodotto che ha in dispensa e, in base a quanto si vole il sugo piccante, si regola con la dose giusta.
Unire la passata di pomodoro, possibilmente fatta in casa, e cuocere a fuoco basso qualche minuto. Affettare con la mandolina la rapa e unirla al pomodoro. Salare e continuare la cottura per 5 minuti. Togliere l'aglio.
Scolare la pasta al dente, condirla con il sugo di rapa. il prezzemolo e abbondante formaggio di Fossa.
Deliziosissimi!

Sabrina

martedì 13 ottobre 2009

Santa Sofia di Romagna e Spezzatino di filetto con porcini e yogurt

Non c'è domenica in autunno che in ogni vallata dell'Appennino Tosco-romagnolo non ci sia una sagra. I tanti prodotti tipici del territorio permettono il crearsi di eventi a tema. Ora è il periodo dei marroni, dei porcini, del pregiato tartufo, dei frutti dimenticati, della zucca, delle mostre bovine e chi più ne ha più ne metta.
Domenica siamo stati a Santa Sofia sul Bidente, sull'Appennino in provincia di Forlì.
La zona è meravigliosa, a pochi chilometri c'è la Diga di Ridracoli, poi Campigna dove ho tantissimi ricordi, mio padre mi portava con mia sorella in inverno a giocare con la neve.



Domenica scorsa l'occasione è stata la festa di anniversario di una banca locale. Lungo Piazza Matteotti una fila di bancarelle esponevano prodotti di artisti del luogo.



I negozi offrivano prodotti tipici e non mi sono trattenuta nel fare incetta di formaggio di Fossa, di pecorino di Carpegna, di prosciutto al pepe e ancora miele di timo, porcini freschissimi, quelli veri, marroni, pere volpine e delle dolcissime melagrane. E per ultimo, ma forse il più importante, il caglio liquido, che stavo cercando da mesi, con il quale vorrei provare a fare il Raviggiolo.



Caratteristici decine di germani che se ne stavano tranquilli nelle acque del Bidente.



E spettacolari i componenti del gruppo che si è formato dai laboratori di improvvisazione jazz per strumenti a fiato della scuola di musica di Santa Sofia, la Fattoria Roveroni. Con i loro cappellini bianchi, dipinti con disegni naif, hanno suonato pezzi degli anni 30, 40 e 50, sfoggiando un talento unico e trascinando il pubblico in una contagiosa allegria. Sono infatti considerati la rivelazione dell'anno scolastico appena passato.



Con tutto quel bel bottino di leccornie, sono arrivata a casa con una gran voglia di cucinare.
Come tutti noi appassionate, compro in continuazione libri e riviste di cucina che sfoglio incantata e studio con impegno. Poi quando è il momento di provare qualche ricetta, non c'è mai una volta che la segua alla lettera, devo sempre apportare modifiche. Mah... sarà una sorta di malattia o una forma di presunzione inconscia. Chissà...fatto sta che questo è.

Questa è una rivisitazione di un secondo di carne pubblicato nel numero di ottobre della Cucina Italiana, Spezzatino di vitello ai funghi, che ho trasformato in Spezzatino di filetto di maiale ai funghi porcini con yogurt.

Posto la ricetta originale, perché l'esecuzione è la stessa, gli ingredienti da me utilizzati li scrivo tra parentesi.



Ingredienti per 6 persone :

gr. 850 di spezzatino di polpa di spalla di vitello (filetto di maiale)
gr. 500 di funghi geloni (funghi porcini freschi)
gr. 200 di cipolle (1 porro)
gr. 200 di panna (1 vasetto di yogurt + un bicchiere di latte intero)
prezzemolo, olio evo, sale e pepe in grani

Lavare i funghi, sgocciolarli e tagliarli a pezzetti. Affettare le cipolle (il porro) e metterle in una casseruola con la carne e 3 cucchiai di olio. Soffriggere per qualche minuto, coprire lo spezzatino con i funghi, salare coperchiare e cuocere a fuoco medio per un'ora e dieci minuti (nel mio caso circa tre quarti d'ora).
Togliere lo spezzatino e portare di nuovo la casseruola sul fuoco medio, aggiungere la panna ( yogurt e latte) e fare restringere il sugo per qualche minuto, fino a quando diventerà una salsina semidensa.
Rimettere la carne nel tegame, mescolarla con la salsina e servirla con prezzemolo tritato e una macinata di pepe.

Sabrina

martedì 6 ottobre 2009

Il Festival dei Balloons e la vellutata di zucca con cardamomo e profumo di arancia.

Eccomi di nuovo qua, ci stavo ricascando...post in stand by da ben una settimana, ma questa volta non per pigrizia ma per assoluta mancanza di tempo...



Domenica 27 settembre sono andata a Ferrara per l'ultimo giorno del Festival delle mongolfiere. Anno dopo anno enormi palloni colorati, con le loro forme sempre più stravaganti, si confondono tra le nuvole di Ferrara e il cielo si trasforma in un variopinto caleidoscopio. Per dieci giorni, ricchi di eventi, gli equipaggi italiani e stranieri, guidano gli spettatori alla scoperta di nuovi orizzonti. La manifestazione si sviluppa a 360°, integrando ai balloon anche tutti gli sports più possibili, dalla pallavolo alla scherma, dal basket al judo, creando un evento che riesce a coniugare la passione per il volo, per lo sport, per l'ambiente e per la solidarietà sociale.
Tutti questi elementi messi insieme hanno reso il Festival dei ballons, il più importante in Europa.



Il Clown Mauriske: provenienza Belgio, da un lato è contento e dall'altro è triste...
Il Peacock: provenienza Olanda, questo è veramente grandissimo e coloratissimo, molto simpatico.




Il pallone Milka in primo piano e sullo sfondo la "mascotte" T-Rex che si sta gonfiando.



Eccolo qua il mio preferito T-Rex, canadese, alto 37 metri con una coda di 20, che terrorizza i passeggeri del volo pilotato e a destra in tutto il suo splendore! Più sopra molto suggestiva anche la mongolfiera dell'Aston Martin chiaramente di provenienza inglese.

Per i più coraggiosi, si possono prenotare voli liberi di un'ora circa dove è il vento che indica la strada da seguire e ai passeggeri non rimane che godersi lo spettacolo del paesaggio e soddisfare la propria curiosità sul volo. Per i meno coraggiosi ci sono i voli vincolati dove si sperimenta il decollo e l'atterraggio per un 'altezza di circa 30 metri.
Io purtroppo non faccio parte di nessuna delle due categorie, soffro di vertigini, ma chissà, forse un altro anno potrei prenderla come cura per guarire da questa fobia....

Per onorare la cucina ferrarese, dove la zucca è alla base di tanti piatti, ho preparato questa gustosa vellutata.






Ingredienti per 4 persone:

gr. 800 di zucca decorticata
2 patate
1 porro
1 arancia
10 baccelli di cardamomo
un cucchiaio di granulare di brodo vegetale
pepe, olio evo
crostini per accompagnare

Scaldare quattro cucchiai di olio evo e soffriggere un porro tagliato a rondelle con i semi di cardamomo.
Unire la zucca, la patata a pezzetti, la buccia di un'arancia a julienne e il suo cucco, insaporire per qualche minuto e bagnare fino a copertura con acqua bollente. Aggiungere il granulare vegetale, coprire con coperchio e cuocere per una ventina di minuti.
A parte preparare i crostini tagliando a cubetti 4 fette di pane toscano, irrorare di olio, salare e pepare e passare in forno caldo a 200° fino a doratura.
Una volta cotta la zuppa , frullarla fino a farla diventare una vellutata.
Servire con i crostini, un'abbondante macinata di pepe e un giro d'olio.


Con questa vellutata partecipo in extremis alla raccolta di Solidea e Ale.
Grazie ragazze!



Sabrina

venerdì 25 settembre 2009

Confettura di azzeruoli.



Questo è uno di quei frutti antichi che adoro.
E' un arbusto che cresce spontaneo, ma si può anche innestare sul biancospino, infatti le sue infiorescenze lo ricordano molto.
Il frutto ha il sapore di mela, piccolo come una ciliegia.
Per chi si trova nei paraggi la terza domenica di ottobre, a Casola Valsenio in provincia di Ravenna, c'è una interessantissima sagra, La festa dei frutti dimentica, dove gli agricoltori casolani presentano e commercializzano, sia al naturale che lavorati, i piccoli frutti autunnali come azzeruole, giuggiole, cotogni, pere volpine, mele della rosa, nespole, avellane, sorbe e corbezzoli. All'interno della manifestazione c'è anche un concorso di marmellate e liquori preparati con questi frutti in modo sia tradizionale che moderno, mantenendo comunque integro il loro potere evocativo.

Da anni preparo questa confettura ispirata ad una ricetta dell'Artusi.
Ritengo che sia molto buona per preparare crostate, ma anche da consumare così. semplicemente accompagnata da una fetta di buon pane toscano.


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Ingredienti per circa tre vasetti :

kg. 1 di azzeruole
gr. 700 di zucchero
dl. 7 di acqua

Lavare e asciugare le azzaruole, lasciandole con il loro picciolo.
Buttarle in acqua bollente e cuocerle per circa 10 minuti.
Raccoglierle con la ramina, misurare l'acqua rimasta e nel caso aggiungerne fino ad arrivare ad averne 7 dl. Riportare l'acqua ad ebollizione con lo zucchero, far bollire lo sciroppo per dieci minuti e aggiungere le azzeruole.
L'Artusi consiglia di togliere il nocciolino che hanno all'interno prima di questa fase, ma a me piace tenerlo, perché nel proseguo della cottura si ammorbidisce molto.
Cuocere a fiamma bassa per circa un'ora.
Invasare bollenti e chiudere il tappo immediatamente.
Consumare dopo un mese circa.
Le azzaruole rimarranno intatte e sembreranno come candite.

Sabrina

giovedì 24 settembre 2009

Zuppa di funghi.

1


La madeleine di Proust legata ai funghi è il ricordo dei miei suoceri.
Ogni volta che sento il profumo dei porcini è la che la mia mente ritorna, a Resia in Val Venosta. Qua erano soliti trascorrere le vacanze estive i genitori del mio ex marito, due persone meravigliose alle quali sono stata sempre molto legata.
Mario non c'è più da oramai 10 anni e la sua mancanza si sente ogni giorno. Era un uomo forte, rispettato da tutti, quello che lui diceva era legge, ma era anche di una generosità infinita. Il nostro è stato un rapporto conflittuale, eravamo come il cane e il gatto, ma siamo stati anche molto complici e ogni volta che ho avuto necessità del suo aiuto, lui c'è sempre stato. Poi c'è una cosa particolare che ci legava, entrambi "ruscaroli", ci piaceva andare per cassonetti a recuperare vecchi oggetti abbandonati e riportarli a nuova vita.
Augusta invece è sempre stata una donna bionica, grande lavoratrice,di una bontà infinita, mia mentore per un'infinità di cose, dal giardinaggio alla cucina, dalla coltivazione dell'orto alla cura degli animali da cortile e i suoi racconti sul suo vissuto durante la seconda guerra mondiale sono tuttora avvincenti. Mi ha sempre voluto un gran bene e anche ora che suo figlio ed io siamo separati, mi cerca sempre e si preoccupa per me. Mia suocera è una fungarola nata. Ci fu un'estate che riusci a raccogliere quasi un quintale e mezzo di porcini tutto da sola. Il nostro compito era quello di affettarli e stenderli al sole per seccarli. E a tavola un tripudio, cucinati e serviti in tutti i modi possibili e immaginabili. Il profumo inebriante impregnava qualsiasi cosa, anche quando tornavamo a casa, continuavo a sentirlo per giorni.
Un bacione e un abbraccio stretto a tutti e due...

Al contrario, io non son mai riuscita a trovare un fungo neppure a pagarlo a peso d'oro, tanto che, domenica scorsa passeggiando in un castagneto qua sui colli, ho trovato un porcino e non potevo credere ai miei occhi. Ma con un funghetto solo che ci potevo fare? Nulla, quindi ho comprato una confezione di funghi misti coltivati e ho fatto questa zuppetta.


1


Ingredienti per 2 persone :

gr. 400 di funghi misti freschi con porcini
gr. 50 di salsiccia
1 cucchiaio scarso di farina
prezzemolo a piacere
1 spicchio d'aglio
brodo di gallina o vegetale
sale, pepe, olio evo
pane toscano per crostini

Scaldare in un tegame di terracotta l'olio con lo spicchio d'aglio schiacciato.
Unire la salsiccia sbriciolata e fare rosolare.
Pulire i funghi, lavarli, asciugarli e tagliarli a pezzetti. Aggiungerli al soffritto con un po' di prezzemolo tritato e cuocerli per qualche minuto, fintanto che non buttano la loro acqua. Togliere l'aglio.
Versare il brodo bollente, tenendone da parte una piccola quantità che ci servirà per stemperare il cucchiaio di farina. Cuocere per una ventina di minuti con il coperchio e a bassa fiamma.
Ora aggiungere la farina stemperata, mescolare bene, aggiustare di sale e terminare la cottura in circa dieci minuti.
A parte nel frattempo tagliare quattro fette di pane toscano, strofinarle con uno spicchio d'aglio, l'olio e un po' di sale e gratinarle sulla piastra.
Servire la zuppa con i crostini, una bella macinata di pepe, una spolverata di prezzemolo tritato e un giro d'olio.

Sabrina

lunedì 21 settembre 2009

L'Isola d'Elba e Gli spiedini di alici.

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L'alba dal traghetto su Portoferraio


Eccomi qua, son tornata.
La mia è stata un'estate vagabonda, non nel senso che ho viaggiato molto (magari...), ma svogliata.
Ho preso una pausa di riflessione da tutti i miei interessi manuali, ho letto molto, dormito, riposato.
Ma oggi è il primo giorno d'autunno e mi è tornata prepotentemente la voglia di cucinare e di dedicarmi ai quei sapori così particolari che solo questa stagione ha.

Un ultimo ricordo all'estate.....

Parte delle mie vacanze d'agosto le ho trascorse all'Isola d'Elba. Erano tanti anni che non tornavo e devo dire che è sempre bellissima.
Abbiamo soggiornato a Marciana, in un piccolo appartamento proprio sotto la Fortezza.
Marciana è un vero gioiellino, un paese d'altri tempi, diroccato sotto il Monte Capanne, dove non circolano le auto, ma si dipanano strette stradine e scalinate in sasso, piene di vita, di fiori meravigliosi, bouganvilles rigogliose, oleandri secolari, ortensie gigantesche, piante di capperi che crescono tra le fessure delle mura delle case, isolani cordiali e ospitali a cui non manca mai un saluto.
E la sera, quando è tutta illuminata, si trasforma in un piccolo presepe.
Il mare è meraviglioso, l'acqua è così calda che invoglia a stare sempre a bagno, ricca di pesciolini di tutti i colori. Che nostalgia di quelle nuotate...
Le spiagge tutte molto belle, da quelle super affollate come Cavoli, Fetovaia a quelle più intime come Patresi, la Padulella, Pomonte. Se si ha voglia di scarpinare, si possono raggiungere angoli veramente meravigliosi.
Unica nota dolente, sulla quale sono costretta a soffermarmi un attimo, è la ristorazione. Solo tre volte siamo usciti a cena e tutte e tre le volte abbiamo avuto esperienze veramente surreali. Dall'enoteca che ha finito il vino (però la vista era mozzafiato, i moscardini al latte sublimi, ambient very romantic), al bistrot con un menù talmente ristretto, 6 pietanze in tutto, di cui mancavano metà delle pietanze (della serie leggendo la "carta": vorremo la specialità della casa, le acciughe marinate; risposta: ah mi spiace le abbiamo terminate. ah beh può capitare, allora prendo un'insalata rucola, funghi e grana; risposta: ah mi spiace abbiamo finito la rucola; e io allora mi sono alzata e ho detto: ohi mi spiace, me ne vo..torno quando avete fatto la spesa...).
Per non parlare del servizio che più scadente non ho mai visto, un piccolo esempio, alla fine della cena,dopo una serie infinita di gaffes, ci portano il caffè e al cameriere cade un cucchiaino, dice...ops, poi appoggia la tazzina sul tavolo e se ne va senza neppure riportare il cucchiaino pulito. Ma sul conto no..li assolutamente professionali e cari carissimi...
Beh per fortuna tutte le mattine passava il furgoncino del pescatore con un pesce fresco che più fresco non si può e la nostra tavola alla sera era ricca di branzini, occhiate, moscardini, polipi e acciughe buonissime.


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Marciana: vista dalla nostra camera

7
Marciana: La chiesetta di San Liborio


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La pianta del cappero

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Marciana: Giardinetto con vista.

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Alba su Cavo

4
Da Pomonte tramonto sulla Corsica

6
Io sul bagnasciuga della Padulella

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L'Elfola

Ecco, questo è il mini reportage delle mie vacanze all'Eba. Bella bella bella.

E come ricordo per quelle acciughine mai mangiate...


Spiedini di alici e salmone

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Ingredienti per 4 persone

gr. 400 di alici o sardine di taglia piccola
2 fette di salmone di circa 3 cm
pangrattato
rosmarino, salvia, timo, maggiorana, aglio
olio evo


Pestare finemente le erbe aromatiche con l'aglio e unirle al pangrattato.
Pulire le alici o sardine dalla testa e dalla lisca. Passarle nel pangrattato, arrotolarle e infilzarle ad una ad una nello stecchino.
Tagliare il salmone a cubetti, passarli nel pangrattato e infilzarli nello stecchino.
L'ideale sarebbe cuocerli alla griglia, sulla brace, bastano proprio pochi minuti.
In alternativa la vecchia e cara piastra in ghisa, riesce sempre a fare la sua bella figura. Scaldarla a fuoco vivo e cuocere gli spiedini per qualche minuto su ogni lato.
Buonissime le alici così arrotolate, gustose come le patatine fritte, una tira l'altra..

Sabrina