domenica 28 settembre 2014

Il bulbo millenario: Lo scalogno di Romagna igp e il suo riso.



Mentre lo sbucci gli occhi lacrimano e l'odore pungente che emana ti pizzica le narici ma al palato è una vera prelibatezza, capace di regalare ai cibi un aroma e un sapore unico esaltandone il gusto.
E' lo scalogno, Allium Ascalonicum, un piccolo bulbo della famiglia delle liliacee, più forte della cipolla ma più delicato dell'aglio, un misto di profumi e sapori intensi che da sempre caratterizza la nostra cucina romagnola.

Origini, coltivazione e conservazione.

Lo scalogno arriva in Romagna circa cinquemila anni fa, portato dai popoli di origine celtica provenienti dall'oriente. Il termine allium in celtico significa "bruciante".
L'aspetto è quello di un bulbo con tanti piccoli bulbi aggregati, avvolti da una pellicola il cui colore varia dal ramato al rossastro o bruno fino al grigiastro, con la caratteristica barba di lunghe radici.
Lo scalogno non produce fiori e quindi neppure semi e quindi l'unico metodo di coltivazione è il trapianto dei bulbilli. Questo pone un problema alla coltivazione: non potendo ottenere il seme si deve conservare il bulbo, ma quest’ultimo ha un periodo limitato di conservazione, per cui ipoteticamente se nessuno ripianta il bulbo raccolto durante l'anno,  il tipico scalogno di Romagna scompare. Per questo stesso motivo lo scalogno non ha subito mutazioni nel corso degli anni, ma mantiene lo stesso corredo genetico di cinquemila anni fa.
Per conservare lo scalogno conviene tenerlo al sole per alcuni giorni poi si può conservare sotto le tettoie o altri locali ben ventilati, raccolto nelle tipiche trecce.

I bulbi possono essere conservati in vasetti di vetro con olio o aceto. Diversi sono i procedimenti per confezionare lo scalogno in vaso. Mio padre grande estimatore e consumatore di scalogno, tanto che nel suo orto non manca mai, ha l'esclusiva in famiglia per la sua preparazione, che è molto semplice.

La ricetta di famiglia.

Gli scalogni sottolio e sottaceto di Babbo Dante.

I sottoli. Pulisce  bene i bulbi togliendo le pellicole esterne, li stende uno di fianco l'altro in una teglia coprendoli di sale grosso per almeno due giorni.Trascorso questo tempo li scrolla bene dal sale e li mette in infusione per altri due giorni in aceto di vino bianco. Poi li toglie dall'aceto, li asciuga bene e li ripone in vasetti coperti di olio extravergine d'oliva. Riposti in luogo fresco come la cantina, si conservano a lungo.
I sottaceti. Il procedimento è lo stesso dei sottoli a parte il passaggio nel sale che non c'è. Babbo li pulisce dalla pellicina e li mette in un grande vaso coperti di aceto. Prima di consumarli li lascia in infusione in cantina per almeno un mese.
Lo scalogno sottolio e sottaceto non manca mai nelle nostre tipiche "merende" romagnole della domenica dove accompagna i taglieri di salumi, formaggi e piada.

In cucina.

Gli scalogni freschi hanno foglie verdi molto aromatiche e delicate che tagliate finemente in Romagna le utilizziamo per insaporire le insalate estive.
Lo scalogno è anche la base della tipica tagliatella romagnola al prosciutto, ma anche del ragù di carne, di salse (la bordolese e bernese), zuppe, torte rustiche, ripieni e farciture. Fantastico cucinato arrosto o caramellato. E' anche un ottimo accompagno per  stufati, brasati, lessi, arrosti, cacciagione o piatti di pesce. 
Cracco lo ama molto tanto da dedicare un libro alla preparazione dello scalogno.

Marchio IGP.

Lo scalogno di Romagna ricco di proprietà benefiche (ricostituenti, digestive, disintossicanti, afrodisiache e antibiotiche), tanto da essere considerato una vera e propria farmacia naturale, ha ottenuto nel 1997 da parte della Comunità Europea il marchi IGP (indicazione geografica protetta).


La sagra.

Lo scalogno di Romagna viene celebrato la terza domenica di luglio, in una sagra a lui dedicata, a Riolo Terme, ridente cittadina termale in provincia di Ravenna. Lungo le vie del centro dal giovedì alla domenica c'è la mostra mercato dello scalogno da parte degli agricoltori che sono in possesso della certificazione del prodotto e presso lo stand gastronomico la Pro Loco propone un menu rigorosamente a base di Scalogno di Romagna. 

Lo scalogno e il riso.

Perchè ho raccontato dello scalogno in questo post?
Perchè questo mese è tornato l'MTChallenge e l'argomento del mese proposto da Acquaviva scorre è il riso. (ps: Cara Acquaviva ma che felice sono stata di abbracciarti a Bordighera?) 

Nella maggior parte delle preparazioni di piatti a base di riso c'è una base di cipolla o porro e per me che sono romagnola, lo scalogno non poteva mancare.

Arrivo come sempre all'ultimo e quindi chi segue questa gara culinaria ha già letto tutto ciò che c'era da raccontare sul riso e anche di più.
Allora io mi limito a ringraziare Acquaviva per aver proposto un tema così vasto e affascinante come quello del riso e vi lascio la mia ricetta di tradizione, Il riso con scalogno di Romagna, dove ho utilizzato come cottura, il metodo che più amo per la preparazione del riso, il pilaf.

Il riso con scalogno di Romagna al Barbera



Ho utilizzato il riso carnaroli integrale dell'Azienda agricola Venerìa di Vercelli, azienda di grandi e antiche tradizioni che produce un riso fantastico, controllando direttamente il processo di produzione, dalla selezione delle sementi, alla coltivazione, fino alla trasformazione e al confezionamento del riso, garantendo così la qualità del prodotto. Alla Venerìa nel 1948 il regista Giuseppe De Santis girò il capolavoro Riso amaro con la splendida Silvana Mangano e il grande Vittorio Gasmann.

Carnaroli Integrale

Appartiene alla Varietà superfino, si ottiene attraverso la semplice rimozione della lolla dal risone. 
É un riso dalle ricche qualità organolettiche e nutrizionali. In cottura esercita una forte resistenza alla penetrazione dell’acqua e non rilascia amido. Il sapore è intenso e deciso e si consiglia di consumarlo bollito condito con dell’olio a crudo, come contorno in sostituzione del pane o nelle zuppe.
Tempi di cottura: 45/50 minuti circa.



Ingredienti per 4 persone:

gr. 320 di riso carnaroli integrale
16 scalogni di Romagna + 2 
2 bacche di ginepro e 4 chiodi di garofano
gr.700 di acqua bollente e salata 
2 dl di Barbera di Romagna + 1 dl di brodo vegetale
scaglie di parmigiano reggiano
olio extravergine d'oliva

Ho messo a bollire l'acqua con un cucchiaio sale di sale integrale di Cervia.
Ho pulito due scalogni, li ho incisi a metà e ho inserito una bacca di ginepro e due chiodi di garofano in ogni scalogno.
Ho lavato il riso un paio di volte, l'ho messo in una casseruola da forno con i due scalogni, ho aggiunto l'acqua bollente salata, ho coperto con carta stagnola e ho messo a cuocere in forno preriscaldato a 180° per 50 minuti.

Ho preparato gli scalogni per il condimento del riso, pulendoli e lavandoli bene.
Li ho tagliati a spicchi e li ho messi a soffriggere con due cucchiai di olio e un pizzico di sale.
Ho alzato la fiamma del fornello e ho bagnato gli scalogni con il vino e l'ho fatto evaporare. Ho aggiunto il brodo e ho completato la cottura aggiustando di sale.

Una volta cotto il riso, ho tolto gli scalogni con le spezie, ho condito il riso con olio extravergine, gli scalogni al Barbera e scaglie di parmigiano reggiano.


Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di settembre.














giovedì 17 luglio 2014

INSALATA da TIFFANY: perché questo è più bello!

Qui le cose si fanno serie. 
Se il primo era di chiccosissimo senza precedenti, il secondo è di una raffinatezza ed eleganza senza eguali.
Di che cosa parlo?
Ma del secondo libro uscito dal contest MTChallenge di Alessandra Gennaro dal titolo INSALATA da TIFFANY


.
Argomento: le insalate come non le avete mai viste!!

Lo spunto è stato La caesar salad, sfida del mese di giugno 2013, lanciata da Leonardo Bellocchio, il vincitore della gara del mese precedente.
Una ricetta meravigliosa che si presta a tantissime interpretazioni, ideale per scatenare la fantasia e la maestria che contraddistingue le partecipanti di questo esaltante appuntamento mensile.


Cosa potete trovare in questo libro che definirei il manuale delle insalate?

41 ricette di "insalate da Tiffany", ossia le insalate pensate non come contorni o piatti veloci, ma come vere e proprie protagoniste delle nostre tavole, secondo la moda inaugurata da Escoffier &Co al tempo della nascita dell'alta ristorazione. Queste ricette sono tutte ambientate nella Belle Epoque, con pezzi d'epoca originali e preziosissimi, foto scattate dall'occhio esperto di Paolo Picciotto.

Seguono poi 53 "pezzi facili", vale a dire insalate nel senso più classico del termine,  rappresentate da una grafica assolutamente contemporanea, con le illustrazioni della blogger Mai Esteve.

L'ho definito un manuale perchè in mezzo, sono raccontati tanti condimenti: emulsioni stabili e instabili, aceti, olii, sali aromatizzati, citronette, vinaigrette, maionesi e tutto quanto serve per condire l'insalata in modo da renderla originale e sempre diversa. 
E poi, c'è il c'era una volta, con la parte storica e la parte più tecnica, con le attrezzature, i consigli, il come si fa.

Insomma, un altro imperdibile appuntamento con I libri dell'MTC!




Carta di identità:

Titolo : INSALATA da TIFFANY
Casa editrice: Sagep editori
Collana: I libri dell'mtc
Fotografie: Paolo Picciotto
Illustrazioni: Mai Esteve
Impaginazione: Barbara Ottonello
Editor: Fabrizio Fazzari
a cura di : Alessandra Gennaro
Prezzo: 18 euro
in vendita in tutte le librerie e su Amazon, IBS etc.


Un contributo di solidarietà.

Acquistando una copia di Insalata da Tiffany, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.


sabato 28 giugno 2014

Non c'è la Romagna senza la piadina.

Non ci sono io senza la piada, non c'è la tradizione delle famiglie romagnole, non c'è la riviera con i suoi caratteristici chioschi a righe  ma anche la collina o la "bassa" senza il nostro piatto per eccellenza, quello che conoscono tutti e quello che tutti amano.
Il suo profumo è inconfondibile: è quello dello strutto che si scalda sul testo, che ti prende la gola anche se non hai appetito. Ha il sapore della vacanza, del relax, della spensieratezza e della convivialità.
Un bicchiere di vino buono e piada col prosciutto. Nothing else.



Ecco. 
Questo è quello che ho scritto mentre l'impasto della piada riposava in frigorifero.
Poi..

Lui - Peppebio (nomignolo che mi ha affettuosamente affibbiato il mio compagno) a che punto sei? Apparecchio la tavola?
Io - no, perdona ma devo fare un'apparecchiatura per la piada.
Lui - in che senso? non è prevista la tovaglia? chi hai invitato?
Io - nessuno! ma stasera scade l'mtc ed è sulla piada e devo fare un supermegarticolo, e si, la tovaglia la metto, quella romagnola!
Lui - ah, capirai..sempre quella! 
Cerco la tovaglia. Soppa è nella pila di panni da stirare..che faccio? La stiro a mano, si dai non posso aprire l'asse da stiro, accendere il ferro..no no, le mani vanno benissimo.
Comincio ad apparecchiare la tavola e Lui mi guarda un poco risentito, è come? non mi fido del suo lato artistico?
Faccio finta di niente ma lo coinvolgo nel momento in cui c'è da fare la foto mentre tiro la piada e Lui si rianima e scatta una serie di foto devo dire decenti.
Decido di preparare un set cotturapiada in giardino, servendomi del fornellino per la bourguignonne. 
La piada va sullla padella/testo e il profumo comincia ad invadere il cavedio ed entra prepotente in casa. 
Il languore comincia a prendere a poco a poco possesso dei sensi.
Mentre la piada cuoce, preparo il tagliere con lo squacquerone, il prosciutto di mora romagnola comprato stamattina al mercato della terra (favoloso!) i ciccioli, la rucola e un pezzo di pecorino.
Lui apre la bottiglia di vino, un lambruschino da brivido, l'Otello della cantina Ceci (ci vorrebbe il sangiovese con la piada, ma è estate, meglio un lambrusco ghiacciato. ci vorrebbe la birra...ma stasera ci tocca questo!).
Ho anche il pane di Calzolari...un grano antico buono come pochi...e 
Lui - taglio il pane?
Io - arriva la piada! 
La prima è la sua, non posso utilizzarla per il "set fotografico", se la sta mangiando con gli occhi. 
La seconda è la mia...scatto due foto, le riguardo al volo, fanno pena..giro il piatto, le riscatto, le riguardo..si si vanno bene dai!
La piada è venuta una meraviglia. Stamattina al mercato della terra ho comprato un chilo di farina bianca di grano tenero macinata a pietra, una 2, de Il mulino del dottore di Savigno e un chilo di farro sempre tipo due, sempre dello stesso mulino. Favolose, le ricomprerò.








Lo strutto l'ho preparato oggi pomeriggio, durante l'intervallo. L'ho fatto come babbo mi ha insegnato, solo con il lardo, quello buono, quello con il quale poi si fa la colonnata.

L'ho tagliato a piccoli pezzi e l'ho fatto sciogliere a fuoco basso. Ho poi raccolto i ciccioli e sono tornata a negozio. Lo strutto nel frattempo si è raffreddato. Tornata a casa l'ho versato in un barattolo di vetro e una parte l'ho utilizzato per la mia piada.
























Mi siedo a tavola e preparo il boccone perfetto: prosciutto crudo di mora romagnola, squacquerone, rucola, una fetta di pomodoro cuore di bue e la mia piada. 
Un bicchiere di lambrusco ghiacciato e la vita sorride. E' sabato sera, è stata una settimana impegnativa, sono a pezzi, crollo felice!







Terminiamo la cena con una fresca insalata di rucola, spinacino, cipolla Tropea, peperoncini e pomodoro.
Finiamo il lambrusco.
Lui mi guarda soddisfatto - una cena perfetta.

Ingredienti:

gr. 200 di farina bianca
gr. 200 di farina di farro
gr. 80 di strutto fatto in casa
acqua calda qb
2 cucchiaini di sale integrale di Cervia

Setacciare insieme le due farine. Unire lo strutto, il sale e l'acqua calda a poco a poco. Impastare fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico. Mettere in un sacchetto per alimenti e riposare in frigorifero per un'ora (può essere utilizzato anche il giorno dopo).
Fare delle palline di circa gr 100, tirarle sottili e cuocerle sul testo o padella antiaderente con il fondo alto. Deve essere caldissima.
Cuoce in due minuti.

La morte sua è farcita con prosciutto e squacquerone, ma con i ciccioli, quelli contadini è da sballo! Tutto il resto non è piadina romagnola.

Potrei raccontare tante cose sulla piadina, tante storie di famiglia, come mia suocera che viveva in montagna e ogni anno passava da casa  il testaio per  vedere se c'erano i testi da sostituire. Oppure potrei raccontare che dal Sillaro alle Marche la piada da spessa e piccola, si stende e si allarga. Oppure che ogni famiglia ha la sua ricetta: dove alcuni mettono il bicarbonato perchè dicono che diventa più friabile, altri l'uovo, altri usano il latte per impastare, altri sostituiscono lo strutto con l'olio. Potrei raccontare della sfogliata riccionese che si prepara stendendo lo strutto sulla sfoglia, che poi arrotolata si lascia riposare per un'ora e poi si ripete l'operazione per ben tre volte.
Ma non racconto di più perchè il tempo sta per scadere..pochi minuti ed è mezzanotte.
Cenerentola non perde la scarpina...saluta tutti e va a nanna.

giovedì 26 giugno 2014

Il vincitore è....

...per meglio dire sono! Le vincitrici sono:

Le chef allegre, Daniela e Silvia,
Congratulazioni!



Quando è arrivata la ricetta ce ne siamo subito innamorati. 
Siamo rimasti colpiti dalla cura con la quale questo dolce è stato pensato e costruito proprio per il contest.
La scelta attenta degli ingredienti, la descrizione precisa e professionale, la presentazione elegante e di gran classe fanno sì che la Goccia di Volubilis sia la nostra scelta.

Abbiamo anche la fortuna di avere Daniela e Silvia in persona alla premiazione ufficiale che avverrà domani durante l'evento Volubilis, un viaggio di sensi  presso il nostro Atelier,  il Concept Store Art'é... di Luca Righi e Fuocobio, calore di casa di Sabrina Gasparri in Via Frassinago a Bologna dalle ore 17.


Sarà presente la Signora Satù, collaboratrice della Bruno Acampora Profumi, che consegnerà a Le chef allegre una preziosa confezione di Olio di Volubilis da 20ml, ottava meraviglia in casa Acampora.


Durante l'evento sarà possibile degustare un assaggio della Goccia di Volubilis, preparata dalle vincitrici in persona, accompagnata da un bicchiere di Rosè della Tenuta Condè di Predappio (FC).

Voglio ringraziare tutte le blogger e non che hanno partecipato al contest. Siete stati tutti grandiosi, in così poco tempo siete riusciti a creare e a regalarci delle ricette meravigliose.
L'elenco aggiornato delle ricette lo trovate nel post di presentazione al contest a questo link.

Ancora tanti complimenti alle vincitrici e a domani! Non vedo l'ora di conoscervi! 


martedì 24 giugno 2014

Officina del gusto: i girasoli per Volubilis


"Cucinare è come amare... o ci si abbandona completamente o si rinuncia." 

Harriet Van Horne

Come non condividere questa citazione, motto dell'Enoteca Officina del gusto di Castenaso, in provincia di Bologna.
Ho già parlato di loro nel post di presentazione del contest Volubilis e per ringraziarmi hanno inviato un primo piatto di ravioli pensati proprio per il contest e io ringrazio loro.

L'Enoteca Officina del gusto è un locale dove oltre che a degustare ottimi vini, si può anche cenare. 
Il menù a degustazione si basa su un appetizer, un tris di antipasti, un primo, un bis di secondi e il dolce, che cambiano costantemente per offrire pietanze sempre diverse agli ospiti che amano frequentare spesso l'Officina.

La cucina è ispirata dalla tradizione bolognese, ma rivisitata dal gusto raffinato del proprietario Dario Stagni.
Le materie prime sono reperite dalle produzioni di eccellenza del territorio.
Le portate sono calibrate per gustare una cena perfetta.
La carta dei vini, ricca e ricercata, permette al sommelier di consigliare il vino più giusto per accompagnare le pietanze del menù. 

I ravioli per il contest Volubilis sono stati pensati e creati da Dario, da La Sfoglina Cynthia Ravanelli e un amico gourmet.

I Girasoli Cynthia




Ingredienti per 2 persone: 

1 uovo 
100 gr farina 
100 gr ricotta di mucca 
3 foglie di menta piperita 
1/4 bacca di vaniglia 
1 noce di burro 
2-3 fette bresaola 
mezza melanzana viola 

Il ripieno:
Tagliare a dadini la melanzana e farli scottare con un filo d'olio e sale assieme a due foglie di menta piperita, togliere dal fuoco e aggiungere a crudo la restante menta.Lasciare raffreddare e unire alla ricotta .

Il girasole: 
Preparare la sfoglia impastando la farina con l'uovo e tirandola sottile. Con un coppapasta tagliare due dischi di pasta uguale. Mettere un poco di ripieno su di un disco e chiedere con l'altro sovrapponendoli. Rifinire con un coppa pasta smerlato.

Sciogliere il burro unendogli la polvere della bacca di vaniglia.
Cuocere i ravioli in abbondante acqua salata e unirli al burro e alla vaniglia. A fine cottura aggiungere la bresaola precedentemente tagliata a striscioline.
Impiattare e decorare con una fogliolina di menta piperita.



Con questa ricetta Officina del gusto partecipa al contest 






mercoledì 18 giugno 2014

Fagottini di Salmone affumicato con fagiolini e erbe aromatiche

Rita è una persona molto carina, ospitale di mente e di fatto, con la quale, la sera che l'ho conosciuta al compleanno di una amica comune, è stato feeling immediato.
Rita è anche un'ottima cuoca. Condividiamo la passione per le materie prime e per i prodotti genuini delle nostre terre.
Non ho potuto fare a meno di invitarla a partecipare al contest e lei ha accettato con l'entusiasmo che la contraddistingue.

Ha raccolto le verdure e le erbe nell'orto del suo babbo che coltiva amorevolmente nonostatante l'età e ha preparato questo piatto profumato e molto estivo. La presentazione sulle foglie di granoturco dimostra la sua indiscutibile creatività e la passione per le cose semplici. 
Il risultato è un piatto molto elegante di sicuro effetto.
Grazie cara Rita e in bocca al lupo.


Fagottini di Salmone affumicato con fagiolini  e erbe aromatiche



Estate è colore, colore è creatività, creatività è cucina, cucina è una esplosione di profumi e aromi. 
Mi piace inventare, amalgamare, sperimentare e lasciare libera la fantasia, antichi profumi d’infanzia che osano miscelarsi con profumi nuovi, diversi, e mi perdo in questo mondo affascinante , ed è attraverso la cucina che nasce aggregazione, amicizia, relazione, intimità, complicità erotismo allegria. Un buon piatto in tavola rimane sempre il modo più straordinario per incontrarsi. 
Ecco la mia ricetta e ringrazio Sabrina che con il suo invito e la sua solarità mi ha stimolato a
partecipare.



Ingredienti per due persone:

150 gr salmone affumicato
fagiolini lessati (circa 6/7 fagiolini per ogni fettina di salmone)

per la salsa:
1 pompelmo
1 limone
prezzemolo
menta piperita
basilico
6 noci
sale
pepe
olio Evo

per abbellire: 
foglie di granoturco
lavanda fresca

In un piatto preparate il succo del pompelmo del limone un pizzico di sale olio evo e mettete a marinare
le fettine di salmone in frigo per un paio d’ore. 
Tritare il basilico la menta il prezzemolo le noci e amalgamare il tutto con un po’ di olio evo, sale e pepe q.b.

Pulire i fagiolini lessarli in acqua salata, tenerli leggermente al dente, e condirli con una parte della salsa.

Preparate dei fagottini ripieni di fagiolini e legateli con un rametto lavanda (oppure di erba cipollina o uno stecchino a piacere).

Lavare le foglie di granoturco, una volta asciugate adagiate i fagottini e condite con la rimanete salsa.

Un ciuffetto di menta per finire la decorazione e volendo qualche goccia di aceto balsamico accompagnate con pane fresco appena sfornato. 


Con questa ricetta Rita Brunelli partecipa al contest 

lunedì 9 giugno 2014

Il Contest: Volubilis un viaggio di sensi

la rosa del marocco
la menta piperita
il bergamotto
il muschio
la vaniglia 
il patchouli

Questi sono gli ingredienti che compongono il nuovo profumo di Bruno Acampora, il Volubilis, ma sono anche gli ingredienti che devono fare parte di una ricetta creata appositamente per il nuovo contest 

Volubilis un viaggio di sensi



Bruno Acampora, 
napoletano, imprenditore nella prestigiosa azienda di famiglia produttrice di guanti in pelle di antica tradizione partenopea, diventa profumiere per caso, dall'incontro sulla spiaggia di Saint Tropez con Giovanni Varon, un “naso” interprete di creazioni eccellenti. Giovanni regala a Bruno poche gocce di un'essenza preziosa, preludio di una bella amicizia e i profumi diventano la sua ossessione.
Nasce così la Bruno Acampora Profumi, che non produce semplici profumi, ma essenze, oli profumati, creati per guidare chi li indossa in uno straordinario viaggio sensoriale.

Gli oli di Acampora hanno i sentori dei suoi viaggi: basta una goccia di profumo sui polsi ed ecco che i sensi si fondono con la cultura di Beirut, i safari in Kenya, la ricerca di resine e radici nei suq del Sahara. L'olfatto assapora la malinconica decadenza di Venezia e i party nella New York di Andy Warhol (che ad Acampora ha dedicato un ritratto), le spezie dell'Equatore, l’India, la Cina, il Giappone, per poi tornare all’isola magica: Capri con il blu del suo mare, ispiratore di un profumo che ruota intorno a un fiore aggressivo e mediterraneo come la tuberosa.
Le essenze, pensate indifferentemente sia per l'uomo che per la donna, sono racchiuse in un piccolo flacone di alluminio, all’interno del quale l’olio essenziale e il volume d'aria sono dosati in perfetto equilibrio. 
La confezione è sigillata da un tappo di sughero che fa respirare il profumo e da una goccia di ceralacca rosa, seguendo l'uso degli artigiani profumieri.

Il Volubilis
deve il suo nome ad un'antica cittadina coloniale dell'impero romano in Marocco, lo stesso paese che produce una delle rose più preziose e profumate utilizzate in questa fragranza, la rosa centifolia. Dicono che quando soffia il vento del deserto il profumo delle rose del M'goun arrivi fino a Marrakech e io trovo questa cosa inebriante!
La dolcezza della rosa è il lato femminile di questo profumo che viene inaspettatamente sostenuto da un freschissimo sentore di menta piperita e trova il suo lato maschile quando arrivano muschio e bergamotto. L'oriente torna a legare questa sorprendente essenza, con le note del patchouli e della vaniglia.

Il Contest
Pochissime regole e pochissimo tempo:

Premio e premiazione


La Bruno Acampora Profumi mette in palio, per il vincitore del contest, una preziosa confezione di olio di Volubilis da 20ml. 

La premiazione della ricetta vincitrice avverrà il giorno 27 giugno, durante un evento degustazione presso il Concept Store Art'é... di Luca Righi, a Bologna in via Frassinago 2a.

Quel giorno dalle ore 17, avrà luogo il green tasting day dedicato all'ottava meraviglia in casa Acampora, il Volubilis, con omaggio profumato per le Signore che interverranno e degustazione della ricetta vincitrice.






Dopo mesi passati a dedicarmi al mio lavoro, finalmente uno stimolo forte mi ha riportata al blog. 
Mentre Luca ed io pensavamo a come organizzare l'evento del 27 giugno, leggo i componenti di questo meraviglioso profumo che è il Volubilis e subito mi è volata alla mente l'idea del contest. Olfatto e gusto insieme, la cosa più naturale che ci sia, l'uno è conseguente all'altro, indissolubili e indivisibili.
Luca, appassionato di cucina e ottimo cuoco, abbraccia con entusiasmo l'idea. 
Ed eccoci qui, il tempo è pochissimo ma mi auguro che l'idea vi piaccia e che riusciate a partecipare numerosi.

Ho preparato al volo un appetizer, prendendo spunto da una portata consumata l'altra sera durante una fantastica cena a Castenaso (BO) all' Officina del gusto (se passate da quelle parti, consiglio vivamente di fermarvi!). L'idea dello spiedino feta e cocomero è dello chef, io ho aggiunto il mojito solido e il sale alla rosa.
Ho subito amato questo antipasto perché racchiude tutto quello che amo nella cucina: l'altissima qualità degli ingredienti, la tradizione, un pizzico di originalità che uniti insieme nella loro semplicità ne fanno un piatto sorprendente.

Spiedino greco con mojito solido



Ingredienti:

ottima feta 
cocomero
cetriolo
cipolla Tropea
sale di Cervia
qualche oliva greca
petali di rosa colore rosa
olio evo

per gr. 700 di mojito solido

4 lime
due cucchiai di zucchero di canna
un mazzo di menta piperita
un bicchierino di rum 
acqua qb
gr. 12 di colla di pesce

Per prima cosa preparare il mojto solido.

Mettere ad ammollare la colla di pesce in acqua a temperatura ambiente.
In un mortaio pestare i lime tagliati a spicchi, le foglie di menta e lo zucchero. Aggiungere un poco di acqua e filtrare tutto il succo. Unire il bicchierino di rum. Pesare il liquido. Mettere a scaldare l'acqua che manca per arrivare a 700 gr. Strizzare bene la colla di pesce e scioglierla delicatamente nell'acqua quasi bollente.
Unire il succo alla colla di pesce, mescolare bene e versarlo in una teglia grande tanto da fare arrivare lo spessore del mojto a un cm.
Mettere in frigorifero per almeno 4 ore.

Preparare l'appetizer.

Tritare grossolanamente quattro cucchiai di sale di Cervia con due cucchiai di petali di rosa. Conservare in un vasetto, tornerà utile per insaporire altre pietanze.
Tagliare a cubetti della ottima feta e dell'ottimo cocomero e infilzarli in uno spiedino alternandoli.
Lavare e asciugare un cetriolo e una cipolla Tropea. Tagliarli ad anelli e comporre il piattino mettendo una fetta di cetriolo, un'anello di cipolla, un'oliva greca, una lacrima di olio evo e un pizzico di sale alla rosa.

Servire con il mojito solido tagliato a cubetti.

Bene, spero che vi sia piaciuto.
Vi aspetto in tanti tanti tantissimi! 
Sabrina




Le ricette profumate

  1. Lovely cake - Mojito Sbagliato Fragola e Cocco con menta mela verde
  2. Lovely cake - Una rosa ai tropici
  3. Lovely cake - Religieuse alla rosa
  4. Lovely cake - Afrodite Dome de Framboise à la Rose
  5. Lovely cake - Macaron primavera
  6. Fatemi cucinare - Zuppa di mare profumata di menta
  7. Il fior di cappero - Tu si 'nu Babà! ... con rum, chantilly al mascarpone, petali di rosa, mirtilli
  8. Semi di zucca - Torta mojito
  9. Dolcemente inventando - Panna cotta al bergamotto con banane à la martiniquaise
  10. Dulcis di Gabriella Pravato - Torta morbida di ciliege profumate alla menta
  11. Rita Brunelli - Fagottini di Salmone affumicato con fagiolini e erbe aromatiche
  12. Acquacotta e fantasia - Muhallabia
  13. Il gatto pasticcione - Semisfera di gelato alla crema di vaniglia su coulis di pesca
  14. Le chef allegre - Goccia di Volubilis
  15. Beuf à la mode - Tartellette con marmellata al bergamotto, ricotta di bufala e rabarbaro
  16. Tea bag - Quadrotti alle ciliege
  17. Officina del gusto - I girasoli Cynthia
  18. Beuf à la mode - Pacchero fritto con ricotta di bufala e alici alla menta
  19. Il piacere dei sensi - Sformatini alle zucchine con menta & peperoncino
  20. Cindystar - Teatime volubile profumato alla rosa, menta, vaniglia e bergamotto
  21. La melagranata - Una confettura di fichi e cacao. 
  22. La melagranata - Confettura di maracuja con mango e vaniglia.
  23. La melagranata - Quatre- quart agli agrumi e vaniglia
  24. La melagranata - Biancomangiare con salsa di Nespole e caramello alle mandorle
  25. La melagranata - Pina colada destrutturata
  26. La melagranata -Riso Venere con gamberi alla vaniglia, latte di cocco e rum in gusci di cappesante.
  27. La melagranata - Piccoli plumcake alla vaniglia e fragole
  28. La melagranata - Confettura di pomodori verdi.
  29. La melagranata - Crema cotta al cocco con crumble profumato agli agrumi
  30. La melagranata - Confettura di prugne Regina Claudia, pesche tabacchiere, vaniglia e calvados
  31. La melagranata - Un budino di riso con uva brinata
  32. La melagranata - Acqua di rose
  33. La melagranata - Tagliatelline alle rose con mandorle e timo
  34. La melagranata - Bibita allo sciroppo di rose
  35. La melagranata - Dolce bicchiere di colomba d’Abruzzo
  36. La melagranata - Torta dei 18 anni