mercoledì 15 maggio 2013

Crema di piselli con l'alga kombu e il suo biscotto.


Questo è un periodo così. Ho voglia di mangiare leggero e vegetariano.
Entro nei negozi bio e perdo la testa. Onde evitare di riempire il carrello e svuotare il portafogli, ci vado con il mio compagno che tiene sotto controllo la situazione. Il film è sempre quello: io in trans agonistica prendo di ogni, lui quatto quatto seleziona quello che ritiene superfluo del superfluo e lo rimette al suo posto. 
Non lo fa per una questione economica (l'altro giorno ha pagato due quadretti di focaccia di Recco 11 euro, senza fare una piega e senza rendersi conto dell'esagerazione!), lo fa solo perché casa è piccola e non vuole che faccia la fine di "sepolta in casa".
L'altro giorno però sono riuscita a portarmi a casa una confezione di alghe kombu, perché da tempo volevo provare una ricetta de "Il giardiniere goloso" di Cristina Bay, la Crema di piselli, dove serviva questo elemento.
C'è un blog che amo molto Asino chi legge ancora. Mi piace perché lei è bravissima, ha fatto la scuola a Parigi e fa delle cose fantastiche, spiegate proprio bene. Tempo fa ha pubblicato una vellutata di lenticchie che mi ha fatto impazzire, sia per il biscotto che l'accompagnava che per la tazza in cui l'ha servita. 

Il piatto di cui parlo oggi è nato dall'idea di queste due ricette, la crema di piselli e il biscotto di lenticchie.
Devo dire che ho sempre la fortuna del principiante, inventato il biscotto di piselli, mi è venuto bene al primo colpo.

Solo due parole sull'alga kombu che non conosco molto, ma che sto cominciando a studiare.
Prima di tutto la trovate nei negozi bio, tipo NaturaSi.
L'aga kombu è particolarmente indicata nella cottura dei legumi, rendendoli più leggeri, digeribili e elimina il problema del gonfiore che possono creare. E questo mi sembra essere molto interessante.
Altra cosa pare che aiuti a stimolare il metabolismo, se assunta regolarmente. E anche questo non è male.



Crema di piselli con l'alga kombu e il suo biscotto.



Crema per 4 persone:

gr. 300 di piselli secchi
lt. 1,2 di acqua
cm. 5 di alga kombu
1 piccolo porro
prezzemolo e santoreggia
sale, olio extravergine

Per il biscotto:

gr. 50 di piselli secchi
1 cucchiaio di farina 0
1 cucchiaio di parmigiano
8 mandorle
1 cucchiaio io olio
latte q.b



Lasciare a bagno per il tempo necessario i piselli secchi, dipende dalla varietà che acquistate. Quelli che ho usato non necessitano di ammollo. Scolarli e metterli in una pentola con l'alga, il porro tagliato a rondelle e cuocete fino a quando i piselli non risultino ben cotti.
Unire il prezzemolo e la santoreggia, frullare fino a rendere le verdure in crema e aggiustare di sale.

Nel frattempo che cuoce la crema, preparare il biscotto.
Tritare i piselli secchi con le mandorle nel tritatutto fino a renderli farina. Aggiungere il parmigiano, la farina, una presa di sale e impastare con un cucchiaio di olio extravergine e un goccio di latte.
Stendere l'impasto alto un mezzo centimetro e tagliarlo a strisce.
Scaldare una padella dal fondo grosso e cuocere i biscotti pochi minuti per parte.
Servire la crema di piselli condita con un filo di olio e il suo biscotto.

A presto.
Sabrina


lunedì 13 maggio 2013

Pomodorini ripieni di quinoa e asparagi, con pesto di aglio orsino.


Da quando ho scoperto l'aglio orsino me ne sono innamorata perdutamente e ho cominciato a cercarlo nei boschi nel mio appennino in lungo e in largo, senza successo.
Quindi ho provato con i vivai, setacciando tutti quelli specifichi, in tutta Italia, ma nulla, non si trova.
Chi mi conosce sa che quando mi fisso su una cosa non mollo mai, fino a quando non ho raggiunto l'obbiettivo e stresso chiunque penso possa farmi arrivare alla meta.
Qualche settimana fa durante un tour nei blog di cucina francesi, mi imbatto su una ricetta fantastica, semplice, saporita ma di grande effetto, consona al mio stile, e che prevede l'utilizzo dell'aglio orsino. 
Non ci ho più visto! L'ho condivisa su facebook, lamentando il desiderio di trovare questa tanto desiderata erba. Come per magia, due anime buone, quali sono le foodblogger, mi hanno messa in contatto con Stella di Stella di sale che, come il genio della lampada, ha esaudito il mio desiderio. 
Dopo qualche giorno mi è stata recapitata una busta contenente foglie di aglio orsino e qualche bulbo da trapiantare. E' stato un regalo meraviglioso, davvero apprezzato, che mi ha sinceramente commossa.
L'ho subito provato aggiungendo qualche foglia all'insalata della sera. 
Ho trapiantato i bulbetti e con le foglie rimanenti ho pensato che l'unico modo per tenerle fosse trasformarle in pesto per una conservazione sottolio, che in frigorifero resiste almeno un mesetto.




Il pollice verde ce l'ho, soprattutto con le piante aromatiche che coltivo con passione da tanti anni, quindi spero proprio di vederlo spuntare il prossimo anno, perché il desiderio che avevo di possederlo non era un capriccio. Lo volevo perché ero certa che fosse fantastico, come difatti si è rivelato.

Ora, la ricetta fantastica del blog francese la farò un'altra volta. Oggi propongo dei pomodorini ripieni che ho condito con questo pesto di aglio orsino. 
Grazie ancora Stella, hai fatto di me una donna felice.




Pomodorini ripieni di quinoa e asparagi, con pesto di aglio orsino.



Ingredienti:

pomodorini di Pachino varietà Piccadilly
quinoa
asparagi
olio extravergine, aceto di mele e sale marino
foglie di aglio orsino

Tagliare a metà i pomodorini per il lato della lunghezza. Svuotarli dai semi e voltarli a pancia in giù per far perdere l'eventuale acqua che contengono.
Mettere a bollire una parte di quinoa e due di acqua, con un pizzico di sale. Per avere i chicchi più sgranati, li tosto leggermente prima di cuocerli. Cuocere per circa 10 minuti e metterla a raffreddare in un colino a maglia fitta, in modo da asciugarla dai residui di acqua di cottura.
Tagliare gli asparagi a tocchetti e cuocerli a vapore per 10 minuti. Devono restare al dente. Fare raffreddare.
Preparare il pesto di aglio orsino, pestandole nel mortaio le foglie o tritandole con la mezzaluna.
Mettere il pesto in un vasetto di vetro e coprirlo con un olio extravergine delicato. Conservarlo in frigorifero, nel ripiano basso della verdura, o ancora meglio sarebbe in una cantina fresca.



Condire i pomodorini con un poco di olio, sale e aceto di mele. 
Mettere insieme in una ciotola la quinoa e gli asparagi e utilizzare  per riempire i pomodorini.
Guarnire con una punta di cucchiaio di olio orsino.
Un finger da aperitivo fantastico. Accompagnare con bollicine a go-go.

Sabrina

venerdì 10 maggio 2013

Semifreddo di rabarbaro e coulis di fragole e Bologna nel we.

Questo è un fine settimana di eventi a Bologna, tra sacro e profano, arte e natura.

L'icona bolognese, la nostra adorata Madonna di San Luca è scesa dal colle ed è venuta in città per la Pentecoste. Il duomo di San Pietro apre le sue porte ai fedeli che possono così entrare a portare omaggio alla Madonnina che li aspetta sull'altare, in un'atmosfera spirituale ma anche di festa. Domenica tornerà al santuario, percorrendo la città in una suggestiva processione. E' d'obbligo fare la torta di riso, in omaggio al passaggio della Madonna. 

Quest'anno ricorre il compleanno della Lamborghini, 50 anni portati alla grande. Nata anche lei nella terra dei motori di lusso, come Ferrari e Ducati, è stata e lo è ancora orgoglio italiano, sinonimo di classe e eccellenza come lo sono tutti i nostri prodotti. Qualche anno fa è stata acquistata dalla tedesca Audi che ha mantenuto intatte le caratteristiche di questo gioiello della meccanica, continuando anche la produzione nella sede storica  di Sant'Agata Bolognese. In questi giorni circa 350 bolidi gireranno l'Italia (ne stanno passando diverse davanti a negozio mentre sto scrivendo) e stasera riempiranno Piazza Maggiore, dove poi fino a domani sabato, si susseguiranno una serie di eventi celebrativi.

Sotto ai portici dell'elegante Via Farini, da qualche anno si svolge nel secondo we di maggio, con grande successo la manifestazione "Arte sotto i portici". Lo scopo è quello di permettere a tanti pittori, famosi e non di esporre le proprie opere davanti ad un vasto pubblico, nella splendida e prestigiosa cornice di questa parte dei portici bolognesi.


L'altro evento che io adoro è "Giardini e Terrazzi" che ha come location il parco più conosciuto di Bologna che sono i Giardini Margherita. Piante, composizioni floreali, essenze aromatiche, soluzioni d'arredo per l'esterno e per la casa. Tutto quanto serve per rendere più accogliente lo spazio verde e la casa. Per me è un vero e proprio delirio. mi impongo un budget e cerco in tutti i modi di non superarlo, perché la tentazione di acquistare profumatissime rose inglesi, piuttosto che aromatiche che non ho ancora nella mia piccola collezione, o gerani o oggetti di ferro battuto o tele grezze, insomma tutte quelle cose che amo da morire, è fortissima. Cammino per le bancarelle con un'acquolina in bocca che non mi abbandona neppure una volta tornata a casa...il dramma è che ci abito vicinissimo!

Beh se per caso siete da queste parti.....vi auguro un buon divertimento!

 
Semifreddo di rabarbaro e coulis di fragole.




Ingredienti:

400 gr di rabarbaro
200 gr di zucchero
500 ml di acqua
3 lime
300 gr di panna montata
50 gr di albumi 
75 gr di zucchero
15 gr di tequila

250 gr di fragole
50 gr di zucchero a velo

In un tegame far bollire il rabarbaro tagliato a pezzetti con l’acqua e lo zucchero fino a quando diventa traslucido ed il fondo di cottura uno sciroppo denso, ma non caramellato.
Frullare il tutto,aggiungere il succo dei lime e la tequila. Passare al setaccio e far raffreddare.
Aggiungere al composto il cedro e la scorza grattugiata dei lime.
Montare gli albumi,aggiungere lo zucchero e continuare a montare a neve.
Unire al composto la panna montata e successivamente la meringa, lavorare bene.
Versare nei bicchierini fino a tre quarti e congelare per almeno 4 ore (con l'abbattitore 1 ora a -18°)

Preparare la coulis di fragole frullando le fragole con lo zucchero a velo. Riposare in frigorifero.

Al momento di servire, versare un poco di coulis in ogni bicchierino e guarnire con una fogliolina di menta.

Buon fine settimana.
Sabrina



mercoledì 8 maggio 2013

Confettura di fragole e pepe di Sichuan.



Maggio, tempo di fragole.
Causa attacco di cervicale senza precedenti che mi rende molto sofferente, posto al volo la confettura di fragole che nella mia dispensa non manca mai.
Il metodo oramai bello che collaudato è sempre quello di Christine Ferber

La variante è l'aggiunta del pepe di Sichuan, originario della Cina, che in realtà non è pepe ma viene così chiamato per la sua somiglianza con il pepe nero. 
Si tratta del frutto di una pianta perenne, Zanthoxylum alatum, utilizzata da millenni per la sua azione antipruriginosa e antidolorifica di problemi cutanei, ma anche  contro i dolori dentari tanto da venire definita “albero del mal di denti”. Nella cucina cinese e giapponese viene utilizzata per contrastare le propeirtà irritanti di alcuni alimenti.
A me piace il suo sapore particolare poco piccante e con un aroma spiccato di limone che si sposa bene con il pesce, con le carni bianche ma anche con i dolci e la frutta.




Confettura di fragole e pepe di Sichuan.


Ingredienti :
kg. 1 di fragole nette
gr. 800 di zucchero ( io ne ho utilizzato gr. 350 e di canna)
il succo di 1 piccolo limone
1 cucchiaino di pepe di Sichuan



Primo step: lavare le fragole e asciugarle bene dall'acqua. Tagliarle a metà e farle macerare con lo zucchero, il succo del limone e le bacche per una notte, in una terrina di vetro coperta con un foglio di pellicola. 

Secondo step: il giorno dopo con l'aiuto della schiumaiola, raccogliere le fragole e tenerle da parte. Recuperare il succo prodotto dai frutti e portarlo ad ebollizione in una pentola dal fondo spesso per 10 minuti. Versare lo sciroppo sulle fragole che avremo riposto nella ciotola di vetro, coprire con un foglio di pellicola e lasciare riposare in luogo fresco per 24 ore
Terzo step: con l'aiuto della schiumaiola, raccogliere le fragole e metterle in una pentola dal fondo spesso, portare ad ebollizione e cuocere per 10 minuti. Mettere il succo in un'altra pentola dal fondo spesso portare ad ebollizione e cuocere per 10 minuti. Aggiungere le fragole al suo liquido, mescolare delicatamente, schiumare e proseguire la cottura per 30 minuti. 

A questo punto frullare bene con il minipimer per ridurre la confettura in crema.
Invasare immediatamente, chiudere e rigirare per creare il sottovuoto.

Sabrina


 Oggi è l'8 maggio, 
   
Tanti auguri Mamma!







lunedì 6 maggio 2013

Rotolo di ortica, con squacquerone e pomodorini.

La Natura, meravigliosa e generosa.

Non esiste nulla di altro sulla terra in grado di regalare tanto come la natura. 
Amo vivere in centro a Bologna, camminare per le sue vie, cercando angoli di storia, spiare dentro ai portoni e restare ogni volta sorpresa dai tesori che nascondono. Ma ho anche bisogno di vedere il verde, di annusarlo, di respiralo, di toccarlo. E' la mia linfa vitale, ciò che mi fa scaricare lo stress.
E' sufficiente tornare a casa, che è dentro ad uno di quei portoni, aprire porte e finestre, dedicare una mezz'ora alle mie piante e già la tensione che fino a quel momento segnava il mio viso, è sparita.
Quando vinco la pigrizia e il tempo lo permette, appena chiudo negozio mi incammino a piedi  verso i colli, su per l'Osservanza o fino a San Michele in Bosco, da dove si domina la città e dove mi sento in pace con il mondo.
Ed è lei, la Natura che mi regala queste sensazioni così appaganti e rilassanti.
In questa stagione poi è ancora più generosa, perché le erbe che posso raccogliere nei prati e nei fossi di campagna vivono ora la loro stagione migliore, dove i germogli sono teneri e saporiti.
E' possibile trovare l'ortica,  il colorante verde del mondo vegetale.



Le origini.
Urtica dioica,  perenne, appartenente alla famiglia delle Urticacee, può raggiungere l'altezza di 150 centimetri e cresce ovunque, fino al un'altezza di 2500 metri, è la varietà più comune.
Il nome deriva dal latino urere = bruciare, in riferimento ai sui peli urticanti che tutti conosciamo, contro i quali, almeno una volta nella vita, abbiamo sfregato incidentalmente le mani o le gambe.
Si dice “essere pungente come l’ortica” in riferimento a persone che feriscono con le proprie parole, uhhh quante ne conosco... come pure si dice “ci crescono le ortiche” in riferimento a luoghi abbandonati per il fatto che l’ortica cresce nei luoghi incolti. Un altro detto è “gettare la tonaca all’ortica” in riferimento a quando si rinuncia ad una vocazione, in modo molto forte, quasi trasgressivo e anche un po' sprezzante.
In molte tradizioni popolari appartenenti a tutta l'Europa centrale, si crede che una pianta di ortica allontani i fulmini se bruciata nel focolare.

Come si presenta.
La radice è rizomatosa e strisciante. Le foglie sono ovali-cuoriformi, provviste di picciolo, dentellate  e ricoperte da numerosi peli urticanti.  Fiorisce da giugno a ottobre, con piccoli fiorellini verdastri riuniti in spighette. Ha piante maschili e femminili che si riconoscono dall'infiorescenza che nel maschio è eretta e nella femmina è pendula. Beh che dire...la natura non si smentisce..:))
Il frutto è un achenio che contiene un solo seme ed è l'unica parte della pianta che non si utilizza se non per la riproduzione della stessa.

Proprietà terapeutiche.
Ben note da secoli, nel “Herbario Nuovo” (1585) Castore Durante ne descrive le sue molteplici virtù, ma io ne indicherò solo alcune. Gli antichi le usavano contro i reumatismi facendo le poco piacevoli urticazioni, si fustigavano con i mazzi di ortica.  L'ortica viene invece utilizzata per frenare le emorragie interne ed esterne, essendo ricca di clorofilla che ha una composizione chimica simile a quella dell'emoglobina. 
Altresì viene utilizzata per depurare l'organismo, per contrastare la stitichezza e per combattere la caduta dei capelli e la forfora. 

Altri usi.
Alcune popolazione dell'Asia settentrionale utilizzano le fibre dell'ortica per creare un tessuto praticamente indistruttibile.
L’ortica è un’ottimo foraggio dagli alti valori nutrizionali e salutari, inoltre sembra rendere i bovini particolarmente resistenti alle malattie infettive, fa aumentare la produzione di latte delle vacche e conferisce ai cavalli un manto più lucente. 
Con le foglie si produce un colorante naturale per medicinali, cosmetici, prodotti igienici e liquori. Con queste si può anche tingere di un bel verde la lana (la radice, invece, tinge in giallo).
Macerando la pianta intera dell'ortica in acqua per 12 ore, si ottiene un liquido che spruzzato sulle piante infestate dagli afidi, le libera da questi parassiti senza dover ricorrere a prodotti tossici. 
Se invece  lasciamo macerare l’ortica per una settimana nella proporzione di 500 gr per 5 litri d’acqua, possiamo poi utilizzare il liquido come fertilizzante del le nostre piante,  essendo molto ricca di sali minerali e clorofilla.

In cucina.
I germogli più teneri dell'ortica, sono molto gradevoli e di facile digestione ed una volta cotti diventano morbidissimi. Ottimi per un risotto, per insaporire il minestrone o come ripieno per i tortelli, ma anche per fare la sfoglia verde o gli gnocchif. Perfetti  anche soufflè e frittate.


La domenica mi piace prendere un caffè appena sveglia ma lasciare il momento della colazione a un'ora più tarda, trasformandola in brunch. Cerco sempre cose sfiziose, nutrienti ma non pesanti come nota salata, che contengano le uova che mangio solo una volta la settimana e l'altra domenica, visto che avevo raccolto l'ortica, ho pensato ad un rotolo.
Eccolo qua.



Rotolo di ortica, con squacquerone e pomodorini.



Ingredienti:

gr. 500 di cimette di ortica (cotte gr. 250 circa)
3 uova
gr. 40 di nocciole sgusciate
gr. 50 di parmigiano grattugiato
gr. 150 di squacquerone
pomodorini datterini o ciliegini
sale olio 

Raccogliere le cime delle ortiche con dei guanti di gomma, di quelli per lavare i piatti. E' necessario che siano belli grossi perché io le ho raccolte con un paio di guanti di quelli per le verdure nei supermarket e mi sono irritata un po'.
Lavarle e cuocerle al vapore per dieci minuti. Farle raffreddare.
Tritare finemente le nocciole, dopo averle tostate.
Montare a spuma le uova, aggiungere le nocciole, il parmigiano e le ortiche frullate. Salare.
Coprire una teglia con carta da forno, bagnarla con un cucchiaio di olio e versare l'impasto che deve avere poco più di un cm di spessore.
Cuocere in forno preriscaldato a 200° per 15 minuti. Poi raffreddare.
In una metà del lato corto stendere lo squacquerone e mettere in mezzo una fila di pomodorini. Aiutandosi con la carta da forno arrotolare la "frittata" fino a farle fare un giro completo. Stringere bene in modo da "fissare" il rotolo.
Posarlo poi su di un piatto da  portata, guarnirlo con alcuni pomodorini, un fiore di cipollina e un rametto di timo.
Buon brunch.

Se si fanno dei rotolini più piccoli e al posto dei pomodorini mettere dei capperi o un'acciuga, per poi tagliarli a rondelline e fissarle con uno stecchino, ne esce un finger per aperitivo veramente sfizioso.
Sabrina


Con questa ricetta partecipo al bellissimo contest di Ambra de Il gatto ghiotto in collaborazione con  Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita .






venerdì 3 maggio 2013

Il tarassaco e la sua insalata.



Il tarassaco quando fiorisce è primavera. Colora i fossi e le campagne di giallo e quest'anno che ha piovuto tanto è ancora più luminoso e brillante, in contrasto con il verde acceso delle sue foglie.
E' una pianta contradittoria: infestante ma preziosissima.
Provo a spiegarvi perché.

Origini:
Taraxacum officinale, pianta erbacea della famiglia delle Composite, come la lattuga e la cicoria, originaria dell'Asia ma diffusissima ovunque, cresce fino a 2000 metri di altitudine.
Curarsi con il TarassacoNome comune: Dente di Leone, Soffione, Piscialetto, Cicoria selvatica.
Nelle leggende popolari a questa pianta venivano attribuite proprietà magiche con cui le streghe si cospargevano per non farsi riconoscere dalla popolazioni e quindi farsi accettare da esse.

Come si presenta:
Del tarassaco si utilizza tutto, radici foglie e fiori.
La  radice è molto robusta, a fittone di colore bruno nerastra all'esterno e bianca all'interno che al taglio produce lattice.
Le foglie dentellate  partono direttamente dalla radice e sono molto grandi, lunghe e di un bel verde tenue.
I fiori sono giallo vivo raccolti in capolini apicali portati da un lungo stelo alto anche 40 cm, liscio e cavo al suo interno. Fiorisce da marzo a novembre, ma solo di giorno e con il sole. La sera e quando fa brutto tempo si richiude.
Finita la fioritura si trasforma in una sfera piumosa che si dissolve al primo soffio di vento permettendo ai semi di volare sul terreno per riprodursi con estrema facilità.

Proprietà terapeutiche:
Il tarassaco contiene principalmente inulina, oltre a vitamina C e sali minerali. 
L'inulina è un polisaccaride le cui proprietà sono indispensabili contro il logorio della vita moderna.  Aiuta infatti la digestione e riduce la formazione di gas intestinali, in quanto aumenta in modo esponenziale la formazione di fermenti lattici, formando un substrato importante alla flora batterica intestinale.
Per sfruttare al massimo le virtù infinite di questa meravigliosa erba spontanea, possiamo utilizzare tutta la pianta per infusi e decotti.
L'azione diuretica e digestiva del tarassaco la otteniamo anche consumando le foglie fresche in insalata ma anche cotte a vapore mantengono inalterate le proprietà.



Utilizzo in cucina:
Lo ripeto, del tarassaco si consuma tutto: radici, foglie, gemme. Non per niente è considerata la più completa delle cicoria selvatiche. Le foglioline giovani e tenere tagliate di fresco danno un'insalata squisita alla quale si possono unire anche i fiori, pure commestibili e ricchi di vitamina A. Inoltre il dente di leone può essere bollito e servito come zuppa, da solo oppure arricchire i minestroni e i passati di verdura.
Le giovani gemme messe sottaceto, possono sostituire i capperi.
Questa pianticella può essere gustata solamente in primavera perché dopo le foglioline diventano dure e amarognole e non sono più mangiabili.

Mercoledì era il primo maggio. L'abbiamo trascorso in giro per il nostro appennino, fermandoci a pranzo in un bellissimo agriturismo e passeggiando per i boschi a caccia di erbe selvatiche.
Il bottino è stato soddisfacente. Oltre al tarassaco abbiamo raccolto la borragine, l'ortica, gli strigoli e le violette. Siamo tornati a casa contenti, rilassati e rigenerati.
La magia della natura.

Insalata di tarassaco con palline di caprino ai semi.




Ingredienti, quantità a piacere:

tarassaco
insalatina
pomodori marinda di Pachino
fagiolini
Formaggio caprino fresco
semi di papavero e di sesamo
erba cipollina
olio evo, sale e aceto di mele



Lavare e pulire tutte le verdure.
Cuocere i fagiolini al vapore, lasciando li al dente.
Asciugare bene il tarassaco e l'insalatina.
Tagliare i pomodorini.
Formare delle palline con il formaggio caprino e passarle nei semi.
Preparare una vinagrette montando con una piccola frusta in un bicchiere alto l'olio con il sale e l'aceto.
Comporre il piatto con le verdure, unire le palline di caprino, condire e guarnire con qualche filo di erba cipollina.
A presto.
Sabrina


Con questa ricetta partecipo al bellissimo contest di Ambra de Il gatto ghiotto in collaborazione con  Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita .




domenica 28 aprile 2013

Due presidi Slow Food nel Chili vegetariano per l'MTC di aprile.



Nella mia dispensa ci sono ancora alcune cosette che facevano parte del mio bottino del Salone del gusto di Torino, tra le quali il  Fagiolo cosaruciaru di Scicli e il Cece nero della Murgia Carsica.


Fagiolo cosaruciaru di Scicli
Scicli,  nell'elenco dei luoghi del Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, una città di cui ho letto tantissimo e che mi affascina immensamente, in cima alla lista dei posti da visitare in una prossima vacanza. L'economia della provincia ragusana di cui fa parte, si fonda sull'agricoltura, con coltivazioni intensive di primizie orticole, ma anche  agrumi, olio, carrube, vino, mandorle. Sono coltivati in appezzamenti di terreni delimitati da muretti di pietre dissotterrate nei campi che formano uno spettacolo davvero unico.
Un gruppo di agricoltori ha custodito un fagiolo: il cosaruciaru (in dialetto “cosa dolce”) che si riconosce per via del suo colore bianco-panna con piccole screziature marroni intorno all'ilo. La sua coltivazione risale all'inizio del '900, quando il cosaruciaru, detto anche “casola cosaruciara”, aveva il suo peso nell'economia agricola locale. Al tempo gli era riservata un’area speciale, le cannavate, fatta di terreni alluvionali, freschi e permeabili, localizzati lungo il torrente Modica-Scicli. I coltivatori – detti ciumarari, da ciume (cioè fiume, in siciliano) - nel periodo del raccolto lo portavano in città sui carrettini e lo vendevano ai negozianti locali spuntando un buon prezzo. Allora si vendeva in grandi sacchi presenti in tutti i negozi di alimentari della città. Poi è quasi totalmente scomparso e solo alcuni affezionati contadini lo hanno coltivato nei propri orti per non perdere la possibilità di mangiarlo in una buona zuppa di verdure, o con le cotiche. Il cosaruciaru è una pianta annuale non rampicante con due cicli produttivi di cui uno primaverile – estivo, che serve a produrre seme fresco per la semina del periodo autunnale.
Nella pagina dedicata al presidio, questa, troverete tutti i riferimenti per contattare i produttori.

Cece nero della Murgia Carsica
La Murgia è un altopiano carsico di forma quadrangolare nella Puglia centrale. Ha un terreno roccioso, scarso d'acqua e fin dai tempi antichi i contadini coltivavano mandorli, ulivi e viti e piantavano legumi, cipolle, ceci e lenticchie, in particolare questo cece nerissimo e rugoso, diverso da tutte le altre varietà di cece coltivate.
Piccolo come un chicco di mais che lo ricorda nella forma, è molto gustoso e ricco di fibre e di ferro, per questo in passato era consigliato alle donne gravide. E' però un cece che con i tempi moderni è un poco in conflitto, poiché richiede tante ore di ammollo (io 24) e una cottura di almeno due ore e mezza. Ha una sapidità naturale che gli permette di essere consumato condito solo con un filo d'olio. La cucina locale lo propone in zuppa con un soffritto abbondante di cipolle o come primo piatto con tagliolini, pomodoro e un filo d'olio.
Nella pagina dedicata al presidio, questa, troverete tutti i riferimenti per contattare i produttori.





Questo mese l'Mtc mi ha messa un poco in difficoltà, a causa del tema molto piccante proposto da Anne, la vincitrice della Fideuà. Trattasi di Chili con carne.
Adoro il peperoncino. Una volta riuscivo a mangiare delle penne all'arrabbiata così piccati, che in una mano tenevo la forchetta e nell'altra un fazzoletto per asciugarmi le lacrime.. Ora, ahimè, se mangio qualcosa di piccante poi sto male per una settimana. 
Per questo motivo l'ho preparato utilizzando una dose veramente scarsa di peperoncini secchi che avevo in casa, perché a Bologna non è che ci sia un mercato così florido del peperoncino, ai quali ho unito un paio di peperoncini freschi più dolci, che ho prima passato al forno come spiegato bene da Anne.
I peperoncini secchi non so bene che qualità siano. Li ho comprati in un mercato contadino durante una piccola vacanza in Abruzzo e quando ho chiesto alla vecchietta che me li ha venduti che tipo fossero, mi ha risposto: piccante signò! 
Ho voluto fare una versione vegetariana utilizzando due prodotti del sud, per riprendere quel sapore caldo e secco che solo le nostre splendide regioni meridionali sanno dare e che ricordano un poco il caldo texano, regione d'origine di questo piatto.
L'ho accompagnato con delle cipolle bianche al cartoccio e una classica piadina romagnola. 

Non so molto del Texas, a parte un poco di geografia, il petrolio e il deserto. I film western non sono mai stati la mia passione, anche se devo dire che i film di Sergio Leone e l'ultimo di Tarantino, sono dei veri capolavori. Adoro la musica inglese e quella country l'ho seguita ben poco, anche se da ragazza mi divertivo a cantare le canzoni di Neil Young.
Insomma, non è da me che troverete racconti appassionanti su questa bellissima terra, ma tra il post di Anne, quelli pubblicati a tema sul blog dell' MTC e quelli delle ricette del chili che partecipano a questa puntata, avrete di che stupirvi ed appassionarvi al tema di questo mese.


Chili con ceci e fagioli, cipolle al cartoccio e piadina romagnola.



Ingredienti per due persone:

gr. 100 di ceci neri di Murgia
gr. 100 di fagioli d Scicli
due peperoncini piccanti secchi
due peperoncini dolci freschi
un ramentto di rosmarino
olio evo e sale di Cervia
due cipolle bianche
un pezzetto di burro
gr. 250 di farina 1
gr. 50 di strutto
acqua tiepida q.b.
un cucchiaino di sale fino di Cervia



Ammollare per un giorno intero i ceci e per qualche ora i fagioli.
Ammollare i peperoncini secchi in acqua calda per un paio d'ore, aprirli, eliminare i semi.
Prendere i peperoncini freschi e abbrustoliti in forno. Avvolgerli in un foglio di alluminio per una mezz'ora, spellarti, eliminando i semi. Frullare tutti i peperoncini insieme con l'acqua di ammollo dei peperoncini secchi.
In un tegame di coccio mettere i ceci, i fagioli, il rosmarino e la purea di peperoncino, coprire con acqua e portare a bollore.
Cuocere a bassa fiamma per almeno due ore e mezza. I ceci e i fagioli avranno assorbito tutta l'acqua. Spegnere e lasciare riposare qualche ora.

Nel frattempo pulire le cipolle, inciderle a croce, senza però aprirle, mettere sopra un pezzetto di burro, salarle e avvolgerle a cartoccio con carta stagnola. Cuocerle per un'ora circa in forno a 170° .



Preparare l'impasto per la piadina.
Nel tagliere mettere a fontana la farina con il sale, lo strutto e impastare velocemente con l'acqua tiepida necessaria. L'impasto deve risultare morbido e liscio. Avvolgere nella pellicola e mettere in frigorifero per almeno un'ora.

Scaldare il testo per la piada o una padella antiaderente senza teflon. Deve essere rovente, perché la piada cuoce subito.. Prendere l'impasto, tirare una piada sottile, metterla sul testo, un minuto per parte ed è pronta. 
Preparala proprio all'ultimo minuto perchè è buona mangiata subito.

Scaldare il chili di ceci e fagioli con un cucchiaio di olio evo e accompagnarlo con le cipolle calde fumanti e la piada bollente.


 Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di Aprile: 
Il Chili di Anne di FoodBlog.